CON:

Padre Massimo Cucinotta (Liturgista), Domenico Trifirò (Artista);

 

STRUTTURE:

ing. Roberto D'Andrea;

 

ACUSTICA:

Donato Masci (Studio Sound Service s.a.s)

 

IMPIANTI:

Liviano De Zolt, Claudio Zambonin

 

CONSULENTI:

De Cola Associati

 

 

La realizzazione di un nuovo complesso parrocchiale è sicuramente un importante momento, là dove si pone la pietra per una nuovo Tempio di Dio, “ visibile profezia dell’ universo redento riportato alla bellezza e all’ integrità, ”, testimonianza della parola di Dio.

Tra l’altro in una piccola comunità, come quella di Santa Maria La Carità, essa aumenta esponenzialmente la sua  forza di guida teologica e culturale diventando al contempo occasione di rigenerazione, architettonica, urbana, e infine sociale.

L’area di intervento, per quanto vicinissima al centro urbano e alla Chiesa preesistente,si inserisce in un contesto urbano disomogeneo e dal carattere ancora prevalentemente agricolo.

Il progetto deve confrontarsi con delle situazioni di confine piuttosto critiche: la centrale Enel, i vicinissimi tralicci dell’alta tensione e le adiacenti serre; fattori che inviterebbero ad una progettazione “introversa” ed autoreferenziale.

Pertanto ilprogetto mira a sviluppare un rapporto con il contesto nella sua accezione più ampia, attraverso l’evocazione di un paesaggio, naturale ed antropico, familiare alla comunità, attraverso l’utilizzo di materiali tipici di questi luoghi e della loro storia.

In particolare il paesaggio agricolo diventa tema del disegno delle sistemazioni esterne, l’affascinante trama degli orti e dei vigneti a spalliera, diventa non solo lo sfondo, ma la regola compositiva della sistemazione e degli arredi della piazza, realizzando concretamente un continuum tra “terra“ e “costruito”, dove il limite tra pizza e orto diventa intangibile, ed il passaggio,  orto/piazza/sagrato/ Chiesa , un passaggio graduale e naturale.

 

La Chiesa, unitamente al campanile, per localizzazione, conformazione, altezza ed eccezionalità architettonica, dovrà dominare e guidare lo spazio urbano del complesso parrocchiale, della piazza e dell’intera comunità, diventando land marker urbano.

L’assioma assunto dal progetto è quello di distinguere chiaramente il contenitore “Chiesa” da tutte le altre attività extra liturgiche , muovendosi all’interno di un equilibrato rapporto tra linguaggi opposti: quello organico, armonioso ed “eccezionale” della Chiesa, quello razionalista, lineare e mimetico degli altri involucri edilizi.

Pertanto tutti i “contenitori” di funzioni non strettamente liturgiche utilizzano un linguaggio analogo alle preesistenze urbane: forme geometriche lineari, giaciture che ricalcano  la naturale conformazione del lotto, materiali tipici del luogo.

La Chiesa al contrario utilizza un linguaggio architettonico completamente diverso dall’intorno: curvilinea sia in pianta che in alzato, assume forme armoniose, che bene esprimono il calore e l’accoglienza, il grembo materno della Chiesa che accoglie in se il popolo dei fedeli.

 

La conformazione della Chiesa ha una precisa genesi di progetto nell’ l’iconografia della Madonna del Carmine, a cui la Chiesa sarà dedicata, esplicitazione formale della devozione mariana particolarmente sentita dalla comunità.

L’impianto è determinato da due curve, chiaramente distinguibili per andamento e materia:

  • la curva maggiore a Nord, “impronta” dell’immagine della Madonna, determina lo spazio del presbiterio

  • la curva minore a Sud,  “impronta” di Gesù Bambino, determina la cappella dedicata alla Madonna.

Il volume dell’’aula liturgica, per quanto eccezionale e riconoscibile, non risulta un oggetto avulso al contesto

 ma ne diviene parte, aggregandosi fisicamente e connettendosi funzionalmente.

Concorso  di progettazione in due fasi del Complesso Parrocchiale di Santa Maria del Carmine

Arcidiocesi di Sorrento - Castellammare di Stabia

Anno 2014

 

 

progetto selezionato in I Fase,

progetto vincitore in II Fase

 

 

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